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Alfredo Meschi: 40mila X tatuate per una buona causa

L’artista toscano sarà al Museo Macro di Roma i prossimi 3 e 4 novembre per alcune performance a cavallo tra fotografia, tattoo art e sensibilizzazione vegan.

Nel giro di appena tre mesi scarsi, dal gennaio al marzo del 2016, Alfredo Meschi – “artivista” (nel senso di artista/attivista), sardo d’adozione e vegano convinto – è diventato un’altra persona. Con un’altra pelle o “abito” che dir si voglia. Una pelle fittamente tatuata. Come avrete letto o sentito dire in giro, Meschi si è tatuato sul suo corpo un unico big piece formato da 40mila X (o crocette) di puro inchiostro nero.

Alfredo Meschi fotografato da Luca Gaetano Pira
Alfredo Meschi fotografato da Luca Gaetano Pira

Al momento, spiega lui, ha libere solo «le piante dei piedi, la testa, un paio di centimetri sotto le ascelle e i gomiti – perché lì l’inchiostro non fa presa – e le parti intime» perché tutto il resto della sua cute è stata consegnato alla realizzazione di “Progetto X”, un’opera di body (e tattoo) art di cui hanno parlato con insistenza perfino magazine e siti esteri.

Perché proprio 40mila? Perché quello è il numero (aleatorio) degli animali uccisi a fini alimentari ogni singolo secondo delle nostre vite. Il resto preferiamo farcelo spiegare da lui, raggiunto telefonicamente in una giornata d’inizio autunno. Una giornata dove per prima cosa abbiamo adoperato, nostro malgrado, la calcolatrice.

Alfredo Meschi fotografato da Sara Morena Zanella
Alfredo Meschi fotografato da Sara Morena Zanella

Questa intervista con te durerà all’incirca una ventina di minuti. Ho fatto due calcoli e in pratica, alla fine della nostra chiacchierata, saranno già morti 48 milioni di animali…
Esatto. Nella previsione più “ottimistica” le cose stanno esattamente così. (sospira)

Intendi forse dire che quel numero – 48 milioni – è calcolato per difetto?
Intendo dire che, se ci basiamo su dei precisi dati accademici, la stima dei 40mila animali uccisi ogni secondo è alquanto ambigua. Per gli “ottimisti”, difatti, il numero è quello. Per i pessimisti, invece, tale cifra andrebbe moltiplicata per tre. Quindi 120mila uccisioni al secondo. In entrambi i casi si parla di migliaia di miliardi di animali sterminati all’anno.

Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati

Tu ti sei marchiato 40mila X sulla pelle come metafora e messaggio etico per condannare tale eccidio ininterrotto. Dimmi la verità: avevi mai pensato di tatuarti altri soggetti prima di intraprendere “Progetto X”?
No, perché io sono originario di Livorno e, come si dice dalle mie parti, in quella città sono tatuati pure i lampioni! (ride) Da livornese mi ero un po’ assuefatto a questa moda del tatuaggio e, ovviamente, mi sbagliavo di brutto.

Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati
Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati

Ti sei ricreduto?
Beh, frequentare studi e convention prima di mettere in atto “Progetto X”, mi è stato utile esattamente come leggere riviste tipo Tattoo Life o libri relativi alla tattoo art. Ora penso di saperne molto di più e, di conseguenza, mi sono appassionato al mondo dell’inchiostro.

È stata una gran fortuna che tu, in precedenza, non ti sia tatuato nulla, vero? Voglio dire: ha fatto sì che queste 40mila “crocette” acquisissero ancora maggiore eloquenza su ogni centimetro del tuo corpo…
Sì, hai ragione. Tant’è che in un primo tempo, mi sono consultato con la mia famiglia. Semplicemente perché, una volta terminata la lunga seduta, non mi avrebbero più rivisto con gli stessi occhi di prima.

Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati
Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati

È vero che ti sono occorse cento ore per terminare l’opera?
Già, te lo posso confermare. L’intero lavoro è durato da gennaio a marzo del 2016 e alla fine sono state cento ore esatte di aghi sulla pelle. Le pause, quelle che occorrono nei tatuaggi più complessi, non le abbiamo neanche conteggiate.

A proposito, chi se n’è occupato?
Stefano Cabula del Red Island Tattoo Studio di Bosa, in Sardegna, terra nella quale mi sono trasferito da tempo. Per un colpo di fortuna Stefano aveva lo studio a due passi da casa mia e non ha posto alcuna obiezione quando gli ho illustrato l’intero lavoro. Aggiungo solo che, verso la fine dell’opera, si è aggiunta anche Manuela Ruju (compagna di Stefano e tatuatrice a sua volta) tatuando qualche centinaio di X.

Alfredo Meschi fotografato da Francesca Truddaiu
Alfredo Meschi fotografato da Francesca Truddaiu

Da dove hai preso l’idea delle X?
Da un collettivo messicano che denunciava, a sua volta, il dramma dei desaparecidos. Quindi persone e non animali. Solo che questi individui si sono tatuati con dell’inchiostro non permanente. Io invece porterò questi segni per sempre.

Il tuo, tra l’altro, è anche un tattoo visibile visto che le famose X proseguono anche sul volto…
Esatto. Il mio corpo, in fin dei conti, rappresenta solo un massacro della durata di un secondo. Eppure tutto parte da quelle altre X che formano una lacrima di sofferenza.

Ora però non hai più spazio cutaneo per altre denunce etiche, giusto?
In realtà, di spaziosa, ci sarebbe ancora la testa… (sorride)

Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati
Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati

Giusto. Hai qualche idea in proposito?
Mi piacerebbe un giorno tatuarmi una corona sulla falsariga di quella che indosso già durante le mie performance artistiche. L’ha realizzata uno scultore molto bravo, Sebastiano Leta, ed è ispirata alla corona di Gesù Cristo che, come sappiamo, era formata da spine acuminate. Beh, questa invece ha delle lame di coltello e delle punte di forchetta. Gli strumenti che usiamo quotidianamente per cibarci di carne…

Te la tatuerai davvero?
Vediamo. Non ci ho ancora pensato in maniera concreta, ma neanche lo escludo.

Dove ti potremo incontrare a breve?
Sarò il 3 e il 4 novembre prossimi al museo Macro di Roma per l’esposizione “In The Blink Of An Eye” con oltre 220 foto scattate dal noto fotografo Massimo Giovannini. Con me ci sarà anche un tatuatore e, credimi, sono davvero orgoglioso di poter sdoganare un messaggio così importante nella cornice di un museo dedicato all’arte contemporanea.

Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati
Alfredo Meschi fotografato da Debora Marcati

Di che cosa si tratta?
In breve, dei 40mila animali uccisi ogni singolo secondo, la maggior parte sono quelli marini, quindi i pesci. Quelli di terra (ovini, bovini, suini ecc.) sono all’incirca 2200. Un battito di ciglia (il “blink of an eye” del titolo) dura un decimo di secondo, quindi abbiamo raggruppato 220 foto di italiani (2200 diviso 10) che, a loro volta, hanno aderito a “Progetto X” facendosi tatuare delle crocette sul proprio corpo.

Quindi “Progetto X” non riguarda più solo Alfredo Meschi. È diventata un’opera collettiva.
Sì, fortunatamente è in espansione sia dentro che fuori dai nostri confini. Al momento conta più di 400 “volontari” che, spontaneamente, si sono fatti tatuare delle X per denunciare questa assurda mattanza di animali. Ho ricevuto dei feedback perfino dal Sud Africa. Dai, ci vediamo a Roma ai primi di novembre, nel caso voleste conoscermi e saperne di più.

Ci si potrà anche eventualmente tatuare?
Nella maniera più assoluta. Io disegnerò personalmente la X (o le X) e un tatuatore professionista provvederà immediatamente a tatuarla/e sul corpo del volontario. In un battito di ciglia.

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