TATTOO. L’Arte sulla pelle: una mostra al MAO di Torino

Ha inaugurato ieri la grande mostra TATTOO. L’ARTE SULLA PELLE al Museo D’Arte Orientale (MAO) di Torino: artisti contemporanei, tatuatori e tatuati, opere e personaggi del passato s’incontrano e dialogano tra queste sale in un suggestivo percorso, che accompagna i visitatori in un viaggio – e una riflessione – sull’uso sociale, culturale e artistico del corpo.

Nell’antichità il tatuaggio era visto come un marchio degli sconfitti oppure rievocava la ferocia dei barbari, che si affacciavano minacciosi ai confini dell’Impero. Quest’aura di estraneità e fascinazione si è ampliata nel Settecento, quando gli esploratori europei che raggiungevano il sud-est Asiatico e l’Oceano Pacifico sono entrati in contatto con popoli per cui il tatuaggio era una pratica abituale. La parola stessa – tattoo – ha origini polinesiane (in italiano è mediata dal francese tatouage) ed è stata introdotta in occidente dal navigatore James Cook. L’incontro/scontro con queste culture lontane costituisce un momento decisivo per l’elaborazione di un certo immaginario legato al tatuaggio, in cui precipitano esotismo e costruzione culturale del “selvaggio”, insieme. La mostra TATTOO. L’ARTE SULLA PELLE ripropone alcuni passaggi cruciali di questa elaborazione, focalizzando la sua attenzione su popoli che praticano in maniera estensiva il tatuaggio e che hanno fortemente influenzato la cultura e l’arte contemporanea.

TATTOO_Plinio Martelli,Duca di Guisa_1974-2002_170x125cm Simone Fugazzotto, Alphabet, 2018, Olio su tela di iuta - Courtesy dell’artista Plinio Martelli, Ultima cena, 1974-2001, stampa fotografica con interventi a olio - Collezione Castello di Rivara, Museo d'arte contemporanea Plinio Martelli, Souvenir D’Afrique, 1974-2001, stampa fotografica con interventi a olio - Collezione Castello di Rivara, Museo d'arte contemporanea Ross Sinclair, The Real Life Portraits, Duff House 5, 2000, fotografia a colori - Collezione Enea Righi

Grazie ai prestiti del Museo delle Civiltà di Roma, in mostra si possono ammirare molti strumenti collegati al tatuaggio provenienti dall’Asia e dall’Oceania, foto storiche del di Felice Beato, scattate in Giappone della seconda metà dell’800, e altri ritratti dei Maori della Nuova Zelanda. A questo si aggiunge una selezione di stampe che hanno per soggetto gli eroi popolari giapponesi noti come i suikoden, realizzate dal noto artista giapponese Kuniyoshi Utagawa nel 1827.

L’idea dell’irriducibile condizione selvaggia legata al tatuaggio è stata ripresa in seguito da Cesare Lombroso che ha collegato la condizione dei criminali tatuati del mondo occidentale a quella dei cosiddetti “primitivi”, collocando in qualche modo questa pratica per la prima volta nell’ambito scientifico. Disegni e oggetti provenienti dal museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso e dal museo di Anatomia di Torino costituiscono parte integrante del percorso espositivo, nel quale il materiale storico e iconografico si sovrappone e dialoga con la cultura contemporanea del tatuaggio, profondamente influenzata sia dalle tecniche e dagli stili provenienti dall’Asia, sia dalle teorie lombrosiane.

Anonimo, Bartolomeo Cerrone, seconda metà XIX secolo, disegno a lapis, china e acquerello - Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso Anonimo, Carlo Pandini, inizio XX secolo, stampa ai sali d’argento - Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” Anonimo, Pignolosa, fine XIX secolo, stampa ai sali d’argento - Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso Anonimo, Giovanni Mullè, seconda metà XIX secolo, disegno a lapis, china e acquerello - Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso Anonimo, Francesco Spiteri, seconda metà XIX secolo, disegno a lapis, china e acquerello - Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso Anonimo, Ciro Bonacoro, Giovanni Marigo, Angelo Quaglini, Giuseppe Avondo, seconda metà XIX secolo, disegno a lapis, china e acquerello - Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso

Se il tatuaggio ha ormai da decenni raggiunto la piena accettazione nel mondo delle culture popolari, stanno aumentando di pari passo i protagonisti dell’arte contemporanea che, attraverso un linguaggio ben più elitario e criptico, utilizzano il tatuaggio come uno strumento espressivo a tutti gli effetti, che non discende solo dalla performance, ma incontra persino il concettuale.

Fabio Viale, Venus, 2018, marmo bianco, pigmenti, scultura - Courtesy dell’artista Dr Lakra, Untitled (Pin Up Girl), 2011, inchiostro su scultura di metallo dipinta - Collezione privata Angela Missoni Kim Joon, Fragile Royal - Copenhagen, 2010, stampa digitale - Courtesy Kim Joon Kim Joon, Drunken- Romanee Conti, 2011, stampa digitale - Courtesy Kim Joon

Diversi gli esempi in tal senso: il fiammingo Wim Delvoye ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione e lasciati morire di vecchiaia; lo spagnolo Santiago Sierra ne fa un uso politico e trasgressivo; il messicano Dr. Lakra si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble hanno trattato temi legati al femminismo. Tra gli italiani, si distinguono Plinio Martelli, con le sue fotografie ritoccate e decorate, e Fabio Viale con le sue le statue in marmo.

Andrew Shaylor, Paul, Hells Angels Motorcycle Club, Ashfield, UK, 2001, stampa fotografica - Courtesy Andrew Shaylor Andrew Shaylor, Araceli, London Tattoo Expo, Londra, 2008, stampa fotografica - Courtesy Andrew Shaylor

I tatuatori contemporanei sono rappresentati da grandi professionisti, noti per il ruolo cruciale che hanno rivestito sulla scena contemporanea: da Tin-Tin a Filip Leu, fino a Horiyoshi III. Alle opere di questi protagonisti della scena, si affiancano i lavori di altri tatuatori italiani e stranieri, tra cui Nicolai Lilin, Gabriele Donnini e Claudia De Sabe, che rappresentano una parte della numerosa e mutevole comunità che Tattoo Life ben conosce.

Tattoo di Horiyoshi III Sensei, Noge Studio, Yokohama, Japan, 2016 - picture by Zozios Filip Leu, schiena con carpa tatuata - Courtesy Filip Leu Horiyoshi III Souryou - Kazuyoshi Nakano. Son and only apprentice of Horiyoshi III Sensei, singapore, June 2018 - Tattoo di Horiyoshi III Sensei - picture by Zozios Tattoo di Horiyoshi III Sensei, Horiyoshi III Sensei, Mondial du Tatouage, 2016, Parigi - picture by Zozios
Fino al 3 marzo 2019
MAO Museo d’Arte Orientale
via San Domenico, 11 Torino
www.maotorino.it

The post TATTOO. L’Arte sulla pelle: una mostra al MAO di Torino appeared first on Tattoo Life.

About the author

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *