Hatesphere: saluti dalla patria dei tatuaggi!

Abbiamo intervistato “Esse”, cantante della band danese e amico di una cover girl comparsa su di un vecchio numero di Tattoo Life. Pronti a farvi incenerire?

«Conosco eccome la vostra rivista. Una volta la mia cara amica Linnea (Thomasia, ndr) è finita in copertina su Tattoo Life e quindi, per me, si tratta di un gran privilegio essere ora intervistato dal vostro blog». Chi parla così è Esben Hansen, per gli amici semplicemente “Esse”, irruento cantante dei danesi Hatesphere fin dall’inizio di questo decennio.

Il nuovo album della creatura di Peter Hanen, il terremotante ‘Reduced To Flesh’, è da poco disponibile nei principali store e la potenza del groove metal targato Hatesphere (che sa essere thrash ed estremo allo stesso tempo, un po’ come i loro compari/maestri Testament) risulta essere la colonna sonora ideale per questa chiacchierata tattoo-oriented dove si è discusso un po’ di tutto con tanto di inevitabile lacrimuccia finale. La parola, dunque, al simpatico e ben tatuato frontman.

Quando comincia a “marchiarsi” uno come Esben Hansen?
Direi attorno ai diciotto anni mentre oggi ne ho trentaquattro. Fin da allora sono sempre stato fedele al New Traditional perché il mio tatuatore prediletto viene da quel mondo lì. E poi la mia nazione è sempre stata considerata la patria mondiale del tatuaggio, no?

A Copenaghen vantiamo il più vecchio tattoo shop del mondo (il leggendario ‘Tattoo Ole’ inaugurato addirittura nel 1884, ndr) e quindi per noi danesi tatuarci è quasi un atto di fede.

Descrivimi le tua creazioni su pelle.
Beh, la mia manica destra è stata realizzata da Andreas (ovvero Big A) del ‘Big Ace Tattoo Custom’ di Odense, la mia città natale, mentre della sinistra se n’è occupato il suo assistente. Ho ancora spazio cutaneo su petto, gambe e schiena e quindi la mia ricerca di soggetti intriganti è tutto fuorché ultimata! (ride)

Hatesphere
Hatesphere

Di inchiostro in questa band direi che ne è sempre circolato parecchio.
Assolutamente sì. Anche perché negli Hatesphere, se guardi “Pepe” (il chitarrista e leader della band Peter Hansen, ndr) e i cantanti che mi hanno preceduto, sfoggiare tatuaggi è un po’ la regola.

Regola seguita anche dai fan nei vostri confronti?
Qualcuno lo fa senz’altro. Girando il mondo ho visto spesso il logo degli Hatesphere tatuato sulla pelle altrui, ma anche tre o quattro riproduzioni dell’artwork di ‘The Great Bludgeoning’ del 2011. E la cosa mi ha reso oltremodo contento perché quello è stato il mio debutto vocale con questi ragazzi.

Il vostro nuovo album ‘Reduced To Flesh’, oltre a sfoggiare una sarcastica bara in copertina, ha quella parola (“flesh”, carne) che ci riporta sempre alla sfera dei tatuaggi. Sto facendo un volo pindarico?
Ci può essere una sottile analogia, ma con quel titolo e in questi nuovi testi volevo più che altro esprimere la mia opinione sullo stato del mondo in cui viviamo. Un mondo terribilmente corrotto e violento, a dirtela tutta. La copertina è stata realizzata da Cristian Daugaard, un artista che è stato davvero bravo ed efficace nel sintetizzare il clima delle liriche.

Hatesphere
Hatesphere

Insomma, se analizziamo l’intera discografia degli Hatesphere, il tributo “tatuato” sta altrove, no?
Esatto. Se vuoi una nostra copertina molto tattoo-friendly devi procurarti assolutamente ‘To The Nines’, un nostro album del 2009 la cui grafica è stata creata da Judd Ripley. Judd è un tatuatore di Copenaghen davvero eccellente e specializzato negli stili Giapponese e New Traditional.

Siamo agli sgoccioli: svelami il tuo tatuaggio al quale sei maggiormente affezionato.
Queste palline da tennis che ho impresse all’altezza del mio polso.

Giochi a tennis oltre che cantare in una band di metal estremo?
No, ma quelle palline erano il gioco preferito del mio amato cane: un Golden Retriever che purtroppo non c’è più. Gliele lanciavo in continuazione e “lui” me le riportava indietro sempre felice e scodinzolante. Ora invece sono io che me lo porterò sempre con me.

Hatesphere, copertina CD
Hatesphere, copertina CD
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