Glenn-Strange-tattoo_PRINCIPALE.jpg

Death SS: un Armageddon d’inchiostro

In occasione dell’uscita del nono album della leggenda metal tricolore, abbiamo contattato il più tatuato del combo fiorentino: Glenn Strange, la “mummia”.

Sapete da un po’ come funzionano le cose, no? Tra qualche mese leggerete questa stessa intervista, in versione integrale e completa, su di un nuovo numero cartaceo di Tattoo Life. Nel frattempo microfono al loquace bassista Glenn Strange intento a rispondere alle nostre domande a ridosso dell’arrivo di ‘Rock ‘n’ Roll Armageddon’, album numero nove di quei Death SS guidati, oggi come quarant’anni fa, dal carisma di un certo Steve Sylvester. Solo che Steve di tatuaggi non ne sfoggia neanche uno, a differenza della sua “mummia” di fiducia (questo il costume di scena di Glenn), pronta a percuotere il suo basso e a soddisfare le nostre curiosità in materia di inchiostro – più o meno – “esoterico”. La parola a mister Strange.

Glenn Strange tattoo
Glenn Strange tattoo

Hai cominciato appena maggiorenne a tatuarti, vero?
Esatto. Io sono del 1979 e il mio primo tattoo risale al 1997: fanno diciotto anni esatti. Ricordo che mi feci un drago giapponese lungo il braccio e scelsi proprio quello stile perché mi convinceva maggiormente rispetto ai molto più inflazionati tribale e biomeccanico che andavano per la maggiore negli anni ‘90. Diciamo che non me ne sono mai pentito.

Chi ti ha trasmesso questa “potenza” propria della tattoo art?
Forse Markus Grosskopf, il bassista degli Helloween. In maniera del tutto involontaria, ovviamente. (sorride) Sai, quand’ero ragazzino, lo vidi suonare dal vivo con le sue braccia tatuate in bella vista e lì ho compreso quanto m’intrigasse questa faccenda dei tattoo. E sono partito con la mia ricerca personale.

Glenn Strange tattoo Glenn Strange tattoo

Sul braccio sinistro hai una figura che pare ispirata al personaggio della Morte ne ‘Il Settimo Sigillo’, il capolavoro cinematografico di Ingmar Bergman. Le cose stanno davvero così?
No, quella è una comune maschera giapponese, ma il numero 7 è alquanto ricorrente nella mia vita intersecata con quella dei Death SS. Pensa che la band è nata il 7 luglio 1977 (7-7-77) mentre il mio compleanno cade il 7 luglio 1979…

E poi c’è la faccenda del mio debutto con Steve e soci ai tempi di ‘The Seventh Seal’, alias il loro settimo album in studio. A livello esoterico direi che basta ed avanza, no?

Il tuo personaggio sul palco è quello della mummia. La domanda è d’obbligo: hai delle creature egizie tatuate sul tuo corpo?
Purtroppo no. E la ragione è abbastanza banale: non ho più spazio cutaneo! (sospira) Una mummia me la sarei tatuata volentieri sulla schiena, ma lì c’è già un big piece dedicato a una maschera Oni. Come puoi notare, il concetto di “maschera” resta una costante mia e di questa band…

Death SS, foto di Samuele Valente
Death SS, foto di Samuele Valente

Chi è il tuo tatuatore preferito?
Ho solo un nome da citarti: quello di Enrico Ristori di ‘Indian Tattoo’, uno studio molto affermato nella mia Livorno. Lui è una specie di fratello per me. Non solo perché ha disegnato il 99% del mio corpo, ma anche per avermi dissuaso dal fare delle solenni bischerate.

Bischerate tipo…?
Beh, quando avevo 24 anni blateravo in giro di farmi tatuare le mani. Enrico, in quel caso, comprese che non ero del tutto convinto della mia scelta e quindi, molto acutamente, mi pregò di far passare ancora un po’ di tempo.

Glenn Strange tattoo Glenn Strange tattoo Glenn Strange tattoo

Bella mossa, la sua.
Sì, anche perché è in situazioni del genere che si cementa la fiducia tra tatuatore e cliente.

Qual è il tatuaggio a cui tieni di più?
Il profilo della morte, modello Grim Reaper, che ho sulla tempia. Prendilo come un “memento mori” dato che, di mio, non temo la fine inevitabile della vita. Anzi, sapendo fin dal principio che abbiamo tutti un timer programmato, l’unica cosa che ci resta da fare è lottare fino all’ultimo.

Glenn Strange live Glenn Strange, Death SS

Hai già pensato – spazio permettendo – al tuo prossimo tattoo?
Forse mi farò qualcosa sulle guance o sulla fronte. Tanto in tal caso non cambierebbe un granché. Diciamo, per usare un eufemismo, che sono già bello “inchiostrato” di mio!

E le nuove date dal vivo dei Death SS?
In via del tutto confidenziale ti dirò che qualcosa dovrebbe muoversi. Forse già a febbraio 2019. Restate sintonizzati…

Death SS, copertina album

The post Death SS: un Armageddon d’inchiostro appeared first on Tattoo Life.

About the author

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *