Paolo Fittipaldi: “Vorrei un tatuaggio”

L’autore di ‘Vorrei un tatuaggio’, libro divertente come pochi altri, si confida a Tattoo Italia: «Un giorno vorrei portare questa cultura anche in televisione».

Paolo Fittipaldi, per tutti “Il Fitti”, autore televisivo da anni e creativo nell’anima, faccia simpatica incorniciata da una barba non spocchiosa, ha scritto da poco il seguito di ‘Vorrei un tatuaggio color carne’, libro-caso letterario del 2015 che metteva alla berlina le castronerie e le richieste grottesche da parte dei clienti che circolano tuttora nei tattoo shop più affermati d’Italia.

Paolo Fittipaldi

Il suo nuovo parto letterario si intitola ‘Vorrei un tatuaggio’ e basta (vedi il video in fondo a questo articolo dove lo stesso Fittipaldi legge uno spassoso estratto dedicato alle dieci cose che non si dovrebbe mai chiedere ad una tattoo-convention!) e fa ridere, ridere di pancia, esattamente come il primo. Una conferma, la sua.

Attenzione, però. Ridere e riflettere. Perché la tatto art non è solo sberleffo nei confronti di chi la approccia con leggerezza, troppa leggerezza; ma anche materia da trattare con rispetto e dedizione.

Vorrei un tatuaggio’, da questo punto di vista, porta a casa il suo obiettivo e ronza nella testa, insinuando dubbi e distruggendo luoghi comuni, come una calibrata macchinetta ad aghi. Perché, dopo la risata, subentra sempre la riflessione.

La parola al suo autore. Immediatamente.

Vorrei un Tatuaggio, Paolo Fittipaldi
Vorrei un Tatuaggio, Paolo Fittipaldi

Dimmi la verità: cos’è che differenzia il tuo libro dedicato alle vicissitudini impossibili da tatto shop rispetto ad un volume umoristico e basta?
Credo dipenda dal fatto che il mio sia un testo fondamentalmente divertente per via dei miei trascorsi come autore televisivo. Autore comico per personaggi di grido, a dirtela tutta. E poi anche il mio modo di affrontare la vita, certo.

Che sarebbe…?
Solitamente affronto le cose con un misto di cinismo e leggerezza e l’aver vissuto per anni in paesi dell’area anglosassone (Germania, Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia) mi aiutato non poco in questa mia definizione del carattere. Diciamo che mi si è aperta la mente perché viaggiare, più che di banalità e retorica, ti arricchisce soprattutto di realtà. Sacrosanta realtà.

Come descriveresti ad un profano ‘Vorrei un tatuaggio’? Facciamogli tirar fuori questi 12 euro, dai.
Semplice: è un libro di battute, battute secche. Che non ti lasciano scampo e che ti strappano pure un sorriso.

Qualcuno si è mai sentito tirato in causa? Addirittura offeso?
Mai, e te lo posso dire con certezza. In occasione del mio primo libro (‘Vorrei un tatuaggio color carne’ edito da Mondadori a fine 2015, NDR) mi sono imbarcato in un tour presso le maggiori tattoo convention italiane e, ad un certo punto, salivo sul palco per fare la mia presentazione o spettacolino umoristico, chiamalo come vuoi.

Vorrei un Tatuaggio, Paolo Fittipaldi

E lì qualcuno se la prendeva…
No, affatto. Qualcuno dalla platea ogni tanto si riconosceva: «Hey, ma quella frase che hai riportato nel libro l’ho detta io!». E giù risate. Nessun risentimento o voglia di farmela pagare. Partecipazione sì, quella tanta.

Come quando dici una stupidata, te ne accorgi immediatamente e ti metti a sghignazzare all’interno di un’enorme risata collettiva.

Un sequel di un libro significa solitamente che il primo è andato bene, se non benissimo. Le cose stanno proprio così?
Sì, ‘Vorrei un tatuaggio color carne’ ha venduto discretamente anche se l’editore di allora non ci ha creduto molto. Dopo un mese e mezzo dalla sua uscita, sotto le feste di Natale per di più, la sua distribuzione era ancora irrisoria e non si trovava manco l’e-book sulle piattaforme digitali.

Un esordio “disastroso”, insomma.
Esattamente. Se non ci fosse stato il passaparola a raffica e l’aiuto della comunità dei tatuatori non so se sarei riuscito a scriverne un secondo…

E invece l’hai fatto.
Non potevo lasciare il lavoro a metà. Mi erano rimaste fuori circa 400 battute dal primo volume, divenute poi circa 600 grazie all’aiuto della community social ‘Vita da Tatuatori’ (cercatela su Facebook, NDR). Inoltre in questo libro affronto anche il tema delle convention e dei piercing che non avevo trattato nel ‘color carne’. Insomma, andava fatto. E ringrazio il nuovo editore – la Quinto Quarto di Faenza – per aver creduto in me.

Non trovi che il titolo di questo secondo volume sia meno dissacrante? Voglio dire: io compro un libro chiamato ‘Vorrei un tatuaggio’ e spero di trovarci dentro consigli e nozioni tecniche…
Già, ma il sottotitolo ‘Cronache semiserie dai migliori tattoo shop d’Italia’ dovrebbe metterti in guardia… (sorride) Se devo essere sincero, il titolo accorciato rispetto al primo è stata solo un’esigenza del nuovo editore per facilitare le cose sui motori di ricerca. Io gliene avrei messo un altro, più pungente, ma va bene anche così.

E quell’immagine di copertina? Quel tattoo traditional con il lettering ‘Sorry Mom’? Me lo spieghi?
Quello fa molto Italia! (scoppia a ridere) Nel senso che le mamme italiane ci restano sempre male quando il loro figlio, dai quindici ai settant’anni di età, si tatua per la prima volta a loro insaputa… E quindi ecco il tattoo dedicato alla madre con un bel sorry, “mi dispiace”, di contorno.

A proposito, tu sei tatuato? Tua mamma se l’è presa?
Sì, ho la coda di Moby Dick che si immerge nelle onde su di un braccio. Di mia mamma non ti dico, ma considero ‘Moby Dick’, il romanzo di Herman Melville, un capolavoro assoluto, oltreché una fiaba magica che mi porterò dentro per sempre.

Te ne farai altri? Di tattoo, intendo.
Se succederà, sarà qualcosa dedicato a Jules Verne, il mio scrittore preferito di ogni epoca. C’è sempre dell’ambiguità nelle sue fantastiche storie tipo ‘Viaggio al centro della Terra’ o ‘Ventimila leghe sotto i mari’. Non capisci mai bene dove stia il bene o il male. Un altro grandissimo della letteratura mondiale.

Vorrei un Tatuaggio, Paolo Fittipaldi

Comici niente?
Forse un portrait realistico di Mel Brooks o qualcosa in onore dei Monty Python, il massimo per uno come me. Nel caso di John Cleese, Terry Gilliam e soci io non starei neanche a parlare di ‘comicità, ma di espressività totale per decifrare la vita. Ne dovrò parlare con Fabio Moro.

Scusa, chi è Fabio Moro?
Il mio tatuatore di riferimento. Lavora a Genova anche se è di origini napoletane. Lo trovate al ‘Morotattoo’ di via San Bernardo, in pieno centro storico. Artista bravissimo. Fidatevi.

Prima mi citavi ‘Vita da Tatuatori’…
Sì, un’ottima comunità su Facebook nata in coincidenza con l’uscita di ‘Vorrei un tatuaggio color carne’. Ciò che mi piace di loro è che fanno ironia, ma mettono anche in guardia da cialtroni e tatuatori improvvisati. La nostra è stata una bella collaborazione perché molte battute di queste secondo libro me le hanno suggerite loro, mentre il primo è stato più di impronta – per così dire – giornalistica. Viaggiando su e giù per l’Italia all’interno di molti tattoo shop affermati. Posso aggiungere una cosa?

Certamente.
‘Vita da Tatuatori’ non è una presa in giro. Né il mio libro, né la loro pagina Facebook. Questo vorrei che fosse sottolineato a chiare lettere perché ci tengo.

Lo sai cosa facciamo noi? Impariamo col sorriso. E, ogni tanto, insegniamo qualcosa.

Senti, ma una sit-com televisiva incentrata sui tatuaggi in Italia avrebbe senso?
Io l’ho anche proposta in passato e non sarebbe neppure costata granché. Una camera fissa, il lettino del tatuatore, un tatuatore in azione, un cliente e via con gli aneddoti più spassosi. In fondo in Italia ci sono circa 8 milioni di tatuati e altri 8 milioni che prima o poi se lo faranno questo benedetto tatuaggio! (ride). Il pubblico, in definitiva, ci sta.

E perché qualche direttore di rete non ti dà retta?
Perché in passato i programmi seri sul tatuaggio, tipo i doppiaggi italiani di ‘Miami Ink’, non hanno funzionato granché. E loro si basano solo sui numeri, sull’audience e sugli esperimenti non andati particolarmente bene. Anche se stavolta sarebbe diverso…

Ti auguro di riuscirci. Quindi la mia ultima domanda è: arriverà prima il tuo terzo libro di “cronache semiserie” o un programma tv?
Questo progetto di ‘Vorrei un tatuaggio’ nasceva inizialmente in due volumi, quindi penso che sia arrivato alla sua naturale conclusione. Vero è che di idee e battute me ne continuano ad arrivare, ma il mio sogno – te l’ho detto – è quello di portare il tatuaggio sul piccolo schermo.

Una missione, la tua.
Già, e vorrei parlarne in maniera originale, evitando le banalità assortite. C’è ancora molto da dire (e da scrivere) su questo soggetto così affascinante fatto di pelle e inchiostro…

Paolo Fittipaldi
Paolo Fittipaldi
Seguite Paolo Fittipaldi su Instagram: @ilfitti

Paolo Fittipaldi legge in esclusiva per Tattoo Life un estratto del suo libro! Quali sono le dieci cose da non dire mai a una tattoo convention?

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