Jamil: confessioni sincere del “most tattooed”

Il rapper veronese ha le idee chiare sul valore dell’inchiostro: «Viso, collo e mani sono un premio da conquistare, non una posa. Me le tatuerò a tempo debito…»

Ha compiuto 28 anni da pochissimo e il suo nuovo album in circolazione da qualche mese, ‘Most Hated’, mostra subito le carte in tavola per quel che riguarda l’amore per i tattoo e le macchinette ad aghi. Lui si chiama Jamil, viene da Verona, ha idee da spendere, un bel atteggiamento verso chi lo intervista e questo è la sua storia. Decisamente tatuata.

Spiegami tutto: hai scoperto prima il fascino dell’hip hop o della tattoo art?
No, è arrivato prima il rap, quello di The Game tanto per intenderci, ma i tatuaggi non ci hanno messo molto di più. Il mio primo tattoo me lo sono fatto appena divenuto maggiorenne e, visto che avevo già le idee belle chiare, mi sono fatto il lettering del mio nome di battesimo! Successivamente ho optato per la mia data di nascita (1991) al centro del petto.

Un anno importante per te, il 1991. Un po’ perché sei venuto al mondo, un po’ perché – da grande fan dei Nirvana quale tu sei – è inevitabile ricondurre quei dodici mesi all’uscita di un certo ‘Nevermind’…
Esatto, Kurt Cobain ha rappresentato tanto nella mia evoluzione sia come artista che come persona. Eppure devo svelarti un segreto: quel tatuaggio me l’ha ispirato l’insospettabile Justin Timberlake! (ride)

Jamil
Jamil

Cosa c’entra con te uno come Timberlake?
Tanto tempo fa vidi un suo film (‘Alpha Dog’, pellicola di Nick Cassavetes del 2006. NDR) dove sfoggiava un tatuaggio sul petto uguale e identico a quello che poi mi sarei fatto io. L’unica differenza è che lui aveva un’altra data di “nascita”, credo il 1976. Solo che 1991, con quei numeri palindromi, a livello di impatto è tutta un’altra storia! (ride)

Sulla copertina di ‘Most Hated’ sei raffigurato come se fossi un fumetto e privo di maglietta. Insomma, al potere visuale del tuo inchiostro ci tieni eccome…
Sì, ma credimi se ti dico che non è una mera questione di pose. Il fatto è che a me i tatuaggi piacciono davvero tanto. La prima volta che ho visto Wiz Khalifa è stata una cosa come: «Bang, io voglio apparire esattamente così!». Il torso, tanto per spiegarti, è la parte del mio corpo che mi piace di più.

Jamil live Jamil

Wiz è tatuato anche su collo, mani e un po’ anche in viso. Tu no. Come mai?
Lui può. Evidentemente ha già fatto un percorso tale da meritarsi come premio il fatto di essere tatuato anche lì, in quei punti così visibili. Io, invece, ragiono ancora come un tatuatore old school: collo, mani e faccia anche no, se prima devo completare la schiena o la parte posteriore delle cosce. Una cosa per volta. Un po’ di pazienza e rispetto per quest’arte.

Questo tuo atteggiamento va un po’ controcorrente alla trap italiana più modaiola, vero?
Hai detto bene. Non ho nulla contro questi ragazzini contemporanei, però io la trap la uso come un veicolo musicale, non per farmi notare la faccia tatuata… Che poi “ragazzini” fino ad un certo punto! C’è gente di 27 anni, nella trap italiana, che lancia messaggi che io non metterei mai in un disco come ‘Most Hated’…

Jamil
Jamil

E quindi?
Beh, a questa gente mi verrebbe sinceramente da dire: dai, siete molto più famosi di me, tanti teenager pendono dalle vostro labbra, state sempre sui social… E mettetecelo un bel messaggio dentro le vostri canzoni! Che vi costa? (sorride)

Qual è dunque il tuo messaggio, Jamil?
La positività a discapito della provocazione fine a sé stessa. Nell’Italia del 2019 protestare contro politici e forze dell’ordine non serve a nulla.

Bisogna agire per cambiare le cose. Agire, studiarle a fondo. E comunque i miei non saranno mai insegnamenti, ma solo consigli, esperienze di vita.

Io, nelle mie liriche, non pontifico. Parlo appena di me e di quello che so.

Jamil, copertina CD
Jamil, copertina CD

A proposito di consigli: tu sei di Verona, dacci il nome di un bravo tatuatore in città…
Io vado sempre a tatuarmi da Giuseppe Strambini presso il suo ‘Ink Addiction Tattoo Shop’. Da lui lavora un mio grande amico, Luca, che si è occupato di gran parte dei miei tatuaggi. Il big piece del lupo che ho sulla pancia, invece, me l’ha tatuato proprio lo stesso Giuseppe. E poi da loro ho avuto modo di conoscere dei guest internazionali fantastici tipo Oliver Macintosh e Dan Sinnes. Artisti che, personalmente, adoro.

Ultima domanda (per fare fede al titolo di questo articolo): ti senti più ‘Most Hated’ o ‘Most Tattooed’?
Odiato, sicuramente odiato! Me le senti le cose che dico nei dischi e nelle interviste? (ride) Però anche la quantità di miei tatuaggi è bella evidente. Facciamo così: ora penso al tour perché quest’anno voglio suonare tantissimo in Italia. Poi magari, se ripubblico l’album in una “special edition”, ci aggiungo quel sottotitolo…

KO by Jamil (Official Video)

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