Mòn: Carlotta in cielo coi tatuaggi

La cantante della band romana, tornata col secondo album ‘Guadalupe’, ci parla di inchiostro «utile a interrompere loop quotidiani» e di tante altre cose…

I Mòn, romani, tutti giovanissimi, sono una creatura strana giunta all’alba del suo nuovo disco ‘Guadalupe’ (il primo, del 2017, si chiamava invece ‘Zama’). Un po’ dream pop, molto malinconici alla Bon Iver (ne parleremo in tema di intervista) e ultimamente pure decisamente afrobeat alla maniera dei migliori Weekend Vampire. In una parola: indie nel senso più intenso e veritiero del termine.

E pure l’indie, quando ci si mette, va giù duro di tattoo art. Ragion per cui abbiamo raggiunto Carlotta Deiana, una delle due voci dei Mòn, e abbiamo scoperto che, oltre a inchiostro sul suo corpo, ha pure idee mature in testa, nonostante abbia solo ventidue anni. Una ragazza felice di esprimersi. Eccola che arriva.

Sbaglio o il numero dei tuoi tatuaggi (visibili e non) è pari?
No, non sbagli. Ne ho esattamente otto. Alcuni visibili, altri in posti più nascosti tipo dietro il collo o su entrambe le caviglie. Dici che è grave?

Carlotta Deiana, Mòn
Carlotta Deiana_Mòn

Di solito si consiglia il numero dispari…
E allora, per il grande dispiacere dei miei genitori, me ne farò un nono! (ride) Scherzi a parte, devo tanto a mia mamma e mio papà per questa faccenda dei tatuaggi. Il primo me lo feci alla tenera età di quattordici anni e, se non avessi avuto la loro delega, avrei dovuto aspettare minimo i diciotto.

Il nono, per la cronaca, cosa sarà?
Penso una volpe ispirata al romanzo ‘Il Piccolo Principe’ di Antoine de Saint-Exupéry. D’altronde sul braccio ho già una rosa dedicata a quel magico libro.

La medusa, intesa come mostro mitologico, perché? Ce l’hai sempre sul braccio destro…
Perché la sua leggenda è davvero spettacolare, no? Immaginati questa donna bellissima che, con la sua spavalderia, offende Venere e viene condannata a non amare più nessuno, per via del suo sguardo (che, per l’appunto, pietrificava coloro che lo incrociavano, NDR). Di quel tattoo mi piace il fatto che Medusa di solito è raffigurata con tanti serpenti in testa: la mia, invece, ne ha solo uno e pure nascosto tra i suoi capelli. Adoro personalizzare il mio inchiostro.

Mòn
Mòn

Hai pure una piuma, noto.
Sì, un tributo in incognito ai Beatles, uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Come dici? Non noti l’associazione? Penso sia normale perché è davvero criptica! (ride)

La piuma volteggia in cielo…
Mi piacciono le cose che si muovono per aria, tipo piume o mongolfiere (e difatti, sulla coscia destra, Carlotta ha proprio una vistosa mongolfiera new traditional, NDR). Sai, viaggi per un po’ con la testa tra le nuvole, come nel caso della musica dei Mòn, ma poi ti tocca tornare coi piedi per terra.

Prossimo tatuaggio dedicato a un tuo “mito” musicale?
Forse Bon Iver (la band indie del Wisconsin capitanata da Justin Vernon, NDR), ma non una cosa scontata, tipo un verso di una loro canzone famosa. Un tattoo velato anche in questo caso; magari un piccolo particolare di una loro copertina. Te l’ho detto: i miei tatuaggi li voglio sentire solo miei. (sorride)

Mòn
Mòn

Ok, aggiudicato Bon Iver.
Sì. Il buon Justin Vernon se lo merita, sinceramente.

Chi è il tatuatore preferito?
Si tratta di una donna come me. Il suo nome è Giulia Bongiovanni e lavora da ‘Ultimi Romantici’, un tattoo studio di Roma.

Nella Capitale c’è una vera invasione di tatuaggi! Si rischia la saturazione per te?
Roma, la mia città, è un’ode continua alla tattoo art. Una volta mi stavo tatuando e, a un certo punto, entra Noyz Narcos (leggi la sua intervista qui, NDR) e comincia a lavorare a sua volta con la macchinetta ad aghi. Posso svelarti una cosa?

Mòn, foto di Paolo Pittori

Certamente.
Mi piacciono quei tatuatori vecchia scuola che sanno ancora dire di no. Voglio dire, e ti prego di non prendermi per moralista, che se hai sedici anni e ti fai già tatuare il collo, forse vuol dire che qualcosa ci è davvero sfuggito di mano. Certi artisti non fanno tattoo così visibili sui minorenni e questa, per me, è una buona azione.

Parliamo del vostro secondo album ‘Guadalupe’. Quel titolo fa molto tattoo art, no? Lo stile chicano, i tatuaggi religiosi, Nostra Signora Vergine di Guadalupe…
Eppure il titolo lo ha suggerito a Rocco (Rocco Zilli, l’altro cantante dei Mòn, NDR) una tartaruga di terra trovata in Sardegna…

Una tartaruga?
Sì, lo so che sembra assurda come situazione, ma eravamo vicino a Olbia, in attesa di un nostro concerto, e lui vede questa enorme testuggine che gli dice di chiamare l’album con quella parola: ‘Guadalupe’. Ti giuro che eravamo sobri! (ride) Battute a parte, un po’ di esotismo nella nostra musica dream pop a questo giro direi che è entrato.

Ultima domanda: ma una come Carlotta Deiana, in definitiva, perché si è tatuata?
Perché, da tarda adolescente un po’ emo, volevo riprendere il controllo sul mio corpo. Anche provando dolore e modificandolo un po’. Sai, all’epoca del mio primo tattoo ero finita in una specie di loop. Avevo una sorta di pilota automatico inserito e volevo ribellarmi a tutto ciò. Imprimere dell’inchiostro sulla mia pelle è stata la cosa giusta da fare.

Mòn, cover dell

Le future date dei Mòn:
22 marzo – Livorno @The Cage
23 marzo – Seregno (Monza e Brianza) @Arci Il Ritorno
30 marzo – Roma @Monk

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