Mötley Crüe: la nostra recensione di ‘The Dirt’

Il film di Jeff Tremaine, uscito da poco su Netflix, è un baccanale infinito di sesso, droga, rock ‘n’ roll e naturalmente tatuaggi. Vediamo di capirne di più…

Chi si appresta a vedere su Netflix ‘The Dirt’, il biopic tratto dal bestseller letterario di Neil Strauss uscito originariamente nel 2001 e basato ovviamente sulla carriera dei Mötley Crüe, non si aspetti di vedere un film incentrato sugli anni ’80.

Gli anni ’80, già. Vale a dire il decennio oltraggioso in cui la band californiana ha costruito il suo mito di dissoluzione e pubblicato i suoi album più osannati.

Motley Crue, The Dirt Film 2019

Da ‘Too Fast for Love’ (1981) fino al celeberrimo ‘Dr. Feelgood’ passando per gli altrettanto fondamentali ‘Shout at the Devil’ (1983), ‘Theatre of Pain’ (1985) e l’iconico – fin dalla copertina a base di spogliarelliste, tatuaggi e Harley Davidson – ‘Girls, Girls, Girls’ (1987).

No, ‘The Dirt’ è innanzitutto la storia di una infanzia complicata: quella di Frank Cartlon Ferrana Jr. che, nel 1973, decide di abbandonare la sua città natale (Seattle) e la madre, che non prova affetto nei suoi confronti, per trasferirsi nella molto più eccitante Los Angeles.

Il suo obbiettivo principale è quello di mettere su una band e coronare così i suoi sogni artistici, ma anche di prendersi qualche sonora rivincita nei confronti di una vita fin lì avara nei suoi confronti.

Motley Crue via Instagram
Motley Crue via Instagram

Frank, una volta compreso che non riuscirà mai più a riavvicinarsi a suo padre, svolta la sua esistenza e getta la maschera cambiandosi il nome in Nikki Sixx.

Da lì procede convinto alla fondazione del gruppo dei suoi sogni contattando il batterista Tommy Lee, il chitarrista Mick Mars (affetto fin da giovane da una patologia invalidante, ma gran musicista) e un biondino proveniente dalla cover band Rock Candy che, nonostante la sua iniziale reticenza, alla fine accetta tramutando il resto in Storia.

Motley Crue

Ah, il nome di quel biondino ovviamente è Vince Neil.

La domanda ora è la seguente: ‘The Dirt’ è un biopic musicale che merita di essere celebrato come il recente ‘Bohemian Rhapsody’ incentrato sulla figura di Freddie Mercury e dell’ascesa dei Queen?

In parte sì, ma ci resta qualche dubbio in merito. Soprattutto a livello di sceneggiatura. Script curato, per la cronaca, dagli stessi Crüe.

Niki Norberg, Niki23gtr, Gotheborg, Sweden
Niki Norberg, Niki23gtr, Gotheborg, Sweden

Uno dei punti di forza del film è sicuramente la regia senza freni di Jeff Tremaine (uno degli autori di Jackass) che, con la sua forza visionaria e degli accorti giochi di ripresa (si veda la scena con Tommy Lee alterato da svariate sostanze chimiche), ci conduce in cento minuti ad alta tensione dove il gruppo di ‘Live Wire’ è praticamente impegnato in un party selvaggio senza fine.

Party cinematografico dove le performance fisiche di Vince e soci vanno di pari passo con le scatenate esibizioni in playback (tra le migliori citiamo ‘Home sweet home’ e ‘Kickstart my heart’) in un’orgia esagerata di sesso, eccessi, parolacce, intensità rock e depravazioni di qualsiasi tipo.

Motley Crue via Instagram
Motley Crue via Instagram

Molto più interessante, però, è la parte incentrata sull’infanzia di Frank/Nikki con tanto di azzeccato voice over dello stesso Sixx che si concede di raccontare, senza troppi fronzoli, i periodi più bui e drammatici della band. Situazioni dolorose che non vi stiamo qui a citare per evitare dei fastidiosi spoiler.

I mitici anni ’80, come dicevamo all’inizio, restano un po’ sullo sfondo preferendo una visione politicamente scorretta ed altamente esagerata degli onnipresenti Mötley Crüe rispetto magari ad uno spirito del tempo (decadente, ok, ma pure parecchio creativo) abbandonato di proposito in fase di sceneggiatura.

Motley Crue 2015
Motley Crue 2015

Il cast, invece, è oltremodo convincente grazie alla recitazione sopra le righe del rapper Machine Gun Kelly (vero nome Richard Colson Baker e tatuatissimo anche nella vita reale) che interpreta Tommy Lee, per non dire di Douglas Booth (il modello inglese che veste i panni di Nikki Sixx), dell’australiano Daniel Webber (Vince Neil) e di Iwan Rheon (Mick Mars).

In particolar modo vi colpirà il carisma di Rheon che molti di voi ricorderanno come il folle Ramsay Bolton de Il Trono di Spade.

Da lodare infine anche il cameo di pochi minuti di Tony Cavalero che si permette di donarci un Ozzy Osbourne davvero magnetico ed esilarante.

Buona visione con ‘The Dirt’!

Leggi qui l’intervista tatuata a John Corabi, il cantante che ha sostituito brevemente Vince Neil nei Mötley Crüe durante gli anni ’90.

Motley Crue, The Dirt Film 2019

The post Mötley Crüe: la nostra recensione di ‘The Dirt’ appeared first on Tattoo Life.

About the author

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *