Lazza: un tattoo di Chopin per un talento tra classica e hip hop

Primo posto in classifica per ‘Re Mida’, il nuovo disco di inediti del rapper, producer e pianista. «Il titolo del mio album? Svelato attraverso un tatuaggio…»

In occasione dell’arrivo sulle scene di ‘Re Mida’, la nuova opera firmata Lazza e prodotta da Low Kidd, abbiamo avuto modo di porre al rapper milanese (e pianista a sua volta) qualche domanda relativa alla sua passione per la tattoo art.

Una passione messa in primo piano, esattamente come per la musica (una commistione tra elaborate arie classiche e hip hop/trap), visto che Lazza sulla copertina dello stesso ‘Re Mida’ si presenta con le mani belle dipinte d’inchiostro.

Andiamo con le nostre domande.

Lazza, ph Mattia Guolo
Lazza, ph Mattia Guolo

Lazza, ma è vero che i tatuaggi l’hanno “tradita” una volta?
Sì, è successo più o meno sotto Natale dell’anno scorso. Mi trovavo in questo negozio, in centro a Milano, per fare dei regali di Natale e mi ero messo la solita felpa col cappuccio e gli occhiali scuri per non essere riconosciuto. Le mani, però, le avevo scoperte e lì – come ben sai – sono tatuato…

Che è successo?
Un fan mi ha riconosciuto per via dei miei tattoo visibili e ha cominciato a spargere la voce via social e chiamando altri amici. Nel giro di pochi minuti una sessantina di ragazzi e ragazze si sono introdotti in quella boutique – o forse era una gioielleria, ora non ricordo – per farsi un selfie con me.

Un delirio incredibile, le commesse non sapevano più cosa fare e tutto per via di un semplice tatuaggio!

Cosa rappresenta la tattoo art per lei?
Un bel po’ di cose. L’estetica, nel mio caso, ha un bel peso specifico perché mi piacciono i tatuaggi vistosi e cafoni, ma allo stesso tempo penso che ogni mio singolo pezzo abbia il suo bel significato intrinseco.

Lazza, ph Mattia Guolo
Lazza, ph Mattia Guolo

Tipo?
Ho un tattoo realistico di Fryderyk Chopin a cui devo ancora aggiungere il pianoforte. Dire che è il mio preferito in assoluto forse non rende abbastanza l’idea. Lo adoro! (sorride)

Anche perché lei unisce musica classica e hip hop nei suoi dischi…
Esatto. Penso di essere l’unico in Italia a fare una cosa del genere. Una commistione per me del tutto naturale e che comunque nell’hip hop statunitense esiste da anni.

Cosa rappresenta la musica classica per uno come Lazza?
Suonare certe arie o melodie mi emoziona da morire Anzi, faccio più fatica ad esibirmi dieci minuti al pianoforte che a fare il trapper – cosa che io tra l’altro non sono – per tutta la durata di un concerto.

Ha pure un lettering di ‘Re Mida’ tatuato addosso. Come il titolo del suo nuovo album arrivato in cima alle chart…
E anche lì sono successi un po’ di casini sempre per via di un po’ di semplice inchiostro! (ridacchia) Quel lettering me lo sono fatto prima che il disco uscisse quindi, chi ha visto la foto su Instagram qualche mese fa, ha immediatamente intercettato lo spoiler…

Lazza, cover Re Mida, (artwork di Moab)
Lazza, cover Re Mida, (artwork di Moab)

Tatuatori preferiti?
Direi Rems, l’artista che lavora al ‘Dié Tattoo’ di Milano. Scelta scontata visto che è lui che si è occupato del mio Chopin su pelle. E poi mi stanno oltremodo simpatici i ragazzi di ‘Satatttvision’, sempre in quel di Milano.

Come mai?
Perché sono ultra-disponibili. A volte mi presento da loro senza appuntamento, mi tatuo qualcosa al volo e finiamo sempre per cazzeggiare allegramente. Già che ci sono gli mando un grande saluto!

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