Side Baby: dopo il buio è tempo di inchiostro chicano

Il rapper che “scrive di getto” torna con il suo primo album solista, “Arturo”, dopo l’uscita dalla Dark Polo Gang. E con noi ha parlato a lungo di tatuaggi…

Side Baby, già Dark Side, è in piedi a pochi passi da me.

Su Milano, oggi, splende la più irresistibile primavera e lui è felice e nervoso allo stesso tempo perché ha appena presentato alla stampa il suo primo album da solista intitolato semplicemente “Arturo” (come il suo vero nome). Un gran bel disco hip hop da mandare in loop, se accettate il nostro consiglio.

Un nuovo inizio per Side Baby/Arturo Bruni che, prima o poi, andrà celebrato anche su pelle. Tramite soggetti, come ci anticipa lui, “di stile prettamente chicano”.

Cominciamo quindi la nostra intervista-confessione con il rapper capitolino che, per fortuna, ci racconterà tutto quello che volevamo sapere.

Side Baby foto di Paolo Ciriello
Side Baby foto di Paolo Ciriello

Side, il tuo primo tattoo… quando esattamente?
A undici anni. Un mio amico mi fece in maniera artigianale – quindi con ago e china – una piccola “A” sulla nocca che poi è stata coperta con la “R” di “Dark” e ancora successivamente ricoperta col lettering che sfoggio tuttora (“Rock Star”, NDR).

Perché “Rock Star”?
Mi piace quell’attitudine selvaggia. Il mio primo CD in assoluto è stato uno di Eminem – “The Slim Shady LP” comprato da mia mamma quando avevo appena sei anni – ma questo non vuol dire che io non possa apprezzare personaggi come Vasco Rossi, Morgan o Kurt Cobain www.tattoolife.com/the-kurt-cobain-tattooed-legacy/ .

Dopo quella piccola “A” che è successo?
L’anno dopo, quand’ero dodicenne, mi sono dato da fare a mia volta tatuandomi un cuoricino sulla mano, sempre utilizzando ago e china. A quel punto ero totalmente dentro questa “cosa” dei tatuaggi e ho insistito con mia mamma (l’attrice Raffaella Lebboroni, NDR) perché mi portasse una volta per tutte da un tatuatore professionista. Alla fine, dopo tante suppliche, un bel giorno è successo.

Come regalo di compleanno dei miei quindici anni – o forse erano sedici, ora non ricordo bene – mi sono fatto tatuare un àncora Traditional.

La “cosa dei tatuaggi”, invece, com’è nata? Qual è stato l’input iniziale?
Abitavo coi miei a Testaccio. Ogni giorno aprivo la finestra di camera mia e sotto di me c’era una piazza dove “pascolava” una compagnia di ragazzi, tutti più grandi di me, con i loro bei tatuaggi sui bicipiti o sulle gambe.

Il richiamo è stato irresistibile. Da allora non ho più lasciato in pace mia madre affinché sborsasse per il mio primo tattoo…

Da quella piccola àncora ai tattoo sulla faccia direi che il percorso è stato decisamente intenso, no?
Ora come ora quei tatuaggi non li rifarei. Parlo di quelli che ho sul viso, ovviamente, anche perché mia mamma non è che sia così contenta della mia scelta… E, a dirtela tutta, neanche io! Non li sto rinnegando, quello no, ma insomma su di uno ci sta scritto “Solo”, un altro raffigura un cuore spezzato per via di una ragazza che mi ha lasciato l’anno scorso… (riflette) Mettiamola così: mi sono serviti ad esorcizzare un momento davvero doloroso, ma quei soggetti non sono neanche una piccola e innocente rosellina.

Ok, io resto un grande fan della tattoo art, ma riguardo al volto penso di aver già detto la mia. Da quelle parti ho chiuso bottega.

Comunque al lato estetico di quest’arte, direi che ci tieni eccome…
Può essere, ma cosa intendi esattamente con “estetico”?

Side Baby foto di Paolo Ciriello
Side Baby foto di Paolo Ciriello

Sulla copertina di “Arturo” appari a torso nudo con i tuoi tattoo belli in vista. Se non ti fosse piaciuto l’inchiostro magari avresti indossato una felpa, no?
Già, hai ragione. Il fatto è che per questo mio primo disco solista volevo mettermi completamente a nudo. Tatuaggi compresi, anche se, come ti ho già detto, non li ritengo tutti così eccezionali… L’ispirazione mi è venuta da “Barter 6”, un mixtape di Young Thug dove lui appare in copertina come mamma l’ha fatto e con le mani sul pacco.

Per “Arturo” volevo un art work così, senza compromessi. Non per fare il figo, ma semplicemente per mostrare ai fan come sono. Come mi sento nel 2019.

Mi parli di quella coppia (diavolo & angelo) che hai sul petto in prossimità delle spalle?
Quelli sono i “fantasmini” del videogioco “Super Mario Bros.” e rappresentano una sorta di tradizione per la Dark Polo Gang. Quand’ero ancora nel gruppo decidemmo tutti e quattro di sceglierci il nostro fantasma di riferimento e difatti, se noti bene, i miei hanno pure la frangetta che gli casca sulla fronte… Mi piace chiamarlo “fantasmino Arturo” e una volta avevo pure una collana d’oro in suo onore. E poi c’è quel fattore del male e del bene che forse fa parte della mia bipolarità. Tutto può essere.

Arturo, cover album
Arturo, cover album

Dato che abbiamo citato la DPG, mi dici in che rapporti siete rimasti?
Beh, dentro di me ci sarà sempre qualcosa della Dark Polo Gang, ma “Arturo” è tutta un’altra storia rispetto al mixtape “Sick Side” (le cui basi furono curate dal beatmaker Sick Luke, NDR) dove veniva fuori la mia anima più eccentrica e goliardica.

Questo è un disco più pensato anche se il mio – si sarà capito ormai – resta un rap principalmente “di pancia”. Nato di getto.

Mi parli di quel Bart Simpson che hai sul lato sinistro del collo?
Quello sono io perché la mia famiglia assomiglia troppo a quella dei Simpson! (ride) Ok, mio padre (il regista e sceneggiatore Francesco Bruni, storico braccio destro di Paolo Virzì, NDR) non è Homer nella vita reale. Nel mondo del Cinema sa il fatto suo ed è stimato da tanti, però io me lo vedo costantemente sul divano, con la birra in mano, che fa un tifo sfegatato per il Livorno. Mia mamma è stra-impegnata come Marge mentre mia sorella è Lisa visto che è sempre andata bene a scuola. Io, invece, mi sono preso il ruolo di Bart perché, tra i banchi, ero una teppa totale. Spedito sempre dal preside. Un casino, guarda…

A te piace il calcio? Tifi per la Roma?
No. E quindi escludo di potermi tatuare un giorno i ritratti di Totti o De Rossi come fanno in tanti! (ridacchia) Il motivo? Te l’ho detto: ho un padre troppo tifoso e la cosa mi ha come stufato. Lui è un vero ultras della sua amatissima squadra amaranto (l’A.S. Livorno, NDR).

Bart Simpson appartiene alla sfera dei tuoi “tatuaggi allegri”, vero?
Sì, Bart non è di certo il Mickey Mouse impiccato o il Gesù Cristo che ho tatuati altrove. Quelli sono soggetti decisamente più seri.

Sei religioso?
No. E poi mia mamma non è contenta quando spergiuro: non ti dico i ceffoni che mi tira ogni volta! Però Gesù Cristo mi piace come simbolo. Come figura. Sai, sono molto preso dal concetto di “bontà” e dalla stessa crocefissione cattolica.

Gesù è uno che ha sofferto per la gente e mi ci ritrovo nella sua immagine sacra. La crocefissione è un concetto molto, molto forte.

Tra i tuoi tatuaggi davvero importanti e significativi cosa includi nella lista?
Il bacio di mia mamma, fatto col rossetto, che ho sul collo e questa scritta qui – “Bubbi” – che ho tatuata sulla fronte e che resta spesso nascosta per via della frangia. Quello era il soprannome di mio nonno, a Livorno lo conoscevano tutti così.

Tirando le fila di tutte queste parole, riusciresti a descrivere ai miei lettori l’ammontare del tuo inchiostro?
Vuoi la verità? Si tratta di un gran bel caos creativo.

Su di me ho dei Realistici, del New School, del Traditional, delle scritte chicane, degli scarabocchi ecc.

Prendi questo Realistico, per esempio. È un tatuaggio composito visto che comprende sia il viso di una modella (che ho trovato su Internet) che lo “skyline” dei palazzi del cortile di Testaccio dove sono nato. E per questi ultimi mi è stata molto utile la app di Google Maps.

Caos realizzato da…?
Da diversi tatuatori romani come Giove e Peppe Maniac. Poi ammiro molto Diego Brandi perché, a mio avviso, è un artista davvero straordinario.

Sì, lo conosco.
Diego fa questi Traditional a tutta schiena enormi e surreali: mostri assurdi da cui escono a loro volta dei lupi famelici. Le sue opere mi lasciano senza parole da quanto sono belle. Come dici? Noyz Narcos? Beh, è un grande, ma non ho mai avuto occasione di vedere coi miei occhi dei tatuaggi realizzati da lui.

Ultima domanda: quale parte del corpo ti tatuerai a breve? La schiena o il resto del petto?
Eh, se riesco a superare la paura del dolore mi lancerò in un diluvio di chicano. Voglio su di me delle donne con la faccia da clown, delle madonne, ma anche un bel po’ di macchine, pistole ecc. Pezzi in bianco nero, ma stavolta non realistici.

Detto in parole povere: tatuaggi spinti, hardcore. Ciò che cerco ora è esattamente questo!

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