Giordana Angi: tatuaggi che sanno di “Casa”

La cantante di Aprilia, approdata alla finale di “Amici”, vuota il sacco sul suo interesse per l’inchiostro: “Voglio comunicare una sensazione di pace e amore”

Giordana, la tua lunga storia con la tattoo art inizia con te ancora minorenne, giusto?
Esatto. Avrò avuto tra i 15 e i 16 anni e in quel periodo avevo appena scritto la mia prima canzone. Mi trovavo in Francia e, col benestare di mia mamma, mi feci questa chiave di violino proprio dietro il collo. Prendilo come un attestato d’amore nei confronti della musica. Poi, se noti bene, all’interno di tale chiave compare pure una lettera “A”…

A come Angi?
Anche! (ride) In realtà “A” come prima lettera dell’alfabeto; quindi una sorta di nuovo inizio per me dato che, comporre una canzone, è stato un modo eccezionale di ricominciare a fare le cose.

Con l’aiuto di un piccolo tatuaggio volevo sottolineare questa sensazione. Confessare a me stessa quanto fosse stato speciale quel giorno.

Mi pare di capire che, fin dal primo, i tuoi siano stati tatuaggi particolarmente emotivi…
Molto emotivi. Tranne la mongolfiera – che ho sul braccio destro – direi che tutti gli altri miei tattoo rappresentino qualcosa d’importante che è successo nella mia vita.

Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni
Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni

Il battesimo del fuoco a sedici anni. Poi, dopo, cos’è successo di preciso?
Il secondo tattoo è arrivato attorno ai diciannove e me lo fece un amico chitarrista completamente pazzo. “Pazzo” nel senso che quello fu il suo primo tatuaggio in assoluto. In pratica non aveva mai preso in mano una macchinetta ad aghi in vita sua e quindi direi che anche io ci ho messo la mia bella dose di follia… a fargli da “cavia”! (ride)

Cosa ti tatuò il “pazzo”?
Una scritta in lettere – “Dodici” – appena sotto ad una costola. Quel numero rappresenta sia la mia data di nascita (sono venuta al mondo il 12 gennaio del 1994), ma anche una cifra simbolica della mia vita.

Non so esattamente come spiegartelo, ma soprattutto in quel periodo ero come circondata dalla ricorrenza del 12…

Noto che hai degli altri lettering: me li vuoi illustrare?
La scritta “Abbey Road” è sia una citazione dei Beatles, ma anche l’attestato di una bella storia d’amore che mi è rimasta tra i ricordi. La parola “Casa”, ovviamente, è il titolo del mio primo EP, ma quando mi feci quel tattoo era solo riferito alla canzone omonima che avevo scritto da poco. Mai e poi mai mi sarei immaginata che quello sarebbe diventato il nome del disco!

“Loved” sul collo, infine, è perché mi sono sentita profondamente amata durante quella famosa relazione di cui ti dicevo prima…

In realtà di frase ce ne sarebbe ancora una, no?
Già: la sequenza “Immaginazione-Reazione-Realtà” vicino al mio polso. Me la sono tenuta per ultima perché quello è un concetto in cui credo tantissimo.
Il fatto è che se immagini tanto una cosa, prima o poi riuscirai anche a realizzarla. O perlomeno io la penso così.

Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni
Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni

Proseguiamo la lista dei tuoi tatuaggi dedicati all’amore, se ti va.
Beh, ce ne sono ancora un bel po’! (ride) La rosa, la silhouette dei due ballerini: tutti omaggi verso una persona importante.

A proposito di fiori: perché il tattoo della margherita?
Perché, se la osservi con attenzione, noterai che quella margherita è rivolta verso il mondo esterno. D’altronde a me piace sorridere al prossimo. E mostrare agli altri la parte migliore di me.

Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni
Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni

Insomma, sei una pacifista…
Non potrebbe essere altrimenti. Lo vedi il simbolo della pace che mi sono fatta tatuare sulla mano? Ho scelto quel soggetto così, quando impugno il microfono, il pubblico può subito identificarsi in questa mia sensazione di puro ed incontaminato “peace & love”.

Sulle nocche, invece, cosa sfoggi?
Una sequenza di simboli che mi sono fatta tatuare dopo un bellissimo viaggio in India. E quindi, nell’ordine, ci sono la farfalla che sottintende la trasformazione, la rondine (spiritualità), la tartaruga (protezione), il diamante (ispirazione) e infine il pesciolino, alias gli occhi di una donna.

Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni
Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni

Chi si è occupato di gran parte dei tuoi tatuaggi?
Un tatuatore di Aprilia, ovvero la città dove risiedo. Il 90% del mio inchiostro è merito suo e credimi se ti dico che stiamo parlando di una persona davvero particolare. Questo artista non mangia carne ed ascolta della musica bellissima: rock sperimentale, soprattutto. Quando vado da lui mi rilasso e trovo di conseguenza l’ispirazione per qualche nuovo tatuaggio.

Mi sembra di capire che proseguirai nella tua ricerca a base d’inchiostro…
Perché no? Magari a sessant’anni sarò completamente ricoperta, ma questo ovviamente non te lo posso raccontare oggi. Tatuarmi, per me, va di pari passo con le sensazioni del momento. Carpe diem!

Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni
Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni

Ok, ma se proprio dovessi farmi una previsione a breve termine…
Beh, vorrei completare il mio braccio destro aggiungendoci delle frasi molto particolari che cadano come acqua piovana. Poetico, vero?

Decisamente poetico. Chi è il musicista che ti piacerebbe elogiare tramite un bel tattoo?
Ce ne sono tanti: da Tiziano Ferro a Fabrizio De Andrè passando per Lucio Dalla e Francesco Guccini. Eppure, se dovessi farti un nome tra tutti, ti direi i Beatles. Loro restano sempre i migliori.

Ma i Fab Four non li hai già immortalati su pelle?
Allora facciamo Patti Smith. Lei è davvero fantastica!

Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni
Giordana Angi, ph by Alessandro Rabboni

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