Samuel Heron: “triste”, ma i miei tatuaggi mi danno allegria

L’altra metà dei Bushwaka, sciolto per sempre quel progetto, torna con il suo album solista e ci parla del suo credo nell’inchiostro traditional. L’intervista.

Samuel, presentando “Triste”, il tuo nuovo album, hai affermato alla stampa che ci sono cose della tua precedente carriera (quella dei Bushwaka, progetto condiviso con il tuo ex socio Mike Highsnob) che non rifaresti mai arrivato fin qui. Giusto?
Sì, confermo tutto.

Spero che quest’affermazione non valga anche per i tatuaggi che sfoggi lungo il tuo corpo. Volto compreso.
No, quelli non li rinnegherò mai perché era fin dai tempi della scuola media che sognavo di tatuarmi in viso.

Addirittura dalle medie?
Già. Una scelta rischiosa visto che all’epoca eravamo ad anni luce dall’esplosione della trap. L’hip hop non dava sicurezze economiche in Italia e tattoo del genere mi avrebbero potuto sbarrare la strada nel caso avessi voluto scegliere un lavoro “normale” lasciando perdere questa faccenda del rap.

Fortunatamente ho avuto ragione io e l’uscita di “Triste”, album in cui credo tantissimo, è qui a confermarmelo.

Il tuo primo tatuaggio è stato un lettering, vero?
Esatto. Si tratta di questa scritta – “Knowledge is King” – che ho sul lato del mio braccio destro. Si tratta di una citazione del rapper Kool Moe Dee e, ora come ora, non è che vada così pazzo per tale grafica. Hey, eccola qua un’altra cosa che rinnego! (ride)

Parlo ovviamente dell’aspetto grafico visto che il significato di quella frase – “La conoscenza è tutto” – resta fondamentale nel rap di oggi come in quello di trent’anni fa.

Mi racconti di quella tigre traditional che hai tatuata al centro del tuo collo, direttamente sulla gola?
Me l’ha fatta un tatuatore straniero che di solito agisce ad Amburgo. Ho avuto la chance di conoscerlo durante una sua ospitata in uno shop toscano e la prima cosa che mi ha detto è stata: “Sai, questa sarebbe la prima volta che tatuo una gola in vita mia e ti vedo decisamente bene come cavia!”.

Mi sono fidato e lo rifarei anche tra cinque minuti visto che quella tigre rappresenta una sorta di rinascita che ho sperimentato appieno nella mia fase solista.

C’è un aneddoto divertente anche per quel che riguarda quel viso traditional (una infermiera) che hai sulla mano destra: vuoi ripetermelo?
Beh, uscivo con questa ragazza (bionda per la cronaca) e un bel giorno vado da un tatuatore chiedendogli di farmi un tatuaggio in suo onore. Lui ci sta, ma mi avverte: “Quel portrait te lo faccio, ma il soggetto avrà i capelli di colore bruno per una questione di cromatismi. Sai, il biondo non risalta granché se tatuato su di una mano.”. Ok, lo lascio fare e, tempo dopo, mi mollo con questa persona.

Samuel Heron
Samuel Heron

A quel punto che succede?
Conosco la mia attuale fidanzata, bruna e che di mestiere fa l’infermiera! Pazzesco, vero?

Io però credo a questi segni del destino collegati alla tattoo art, quindi a posto così.

Ma ora lei lo leggerà mica su Tattoo Italia che quel tattoo, in un primo momento, non era dedicato alla sua persona?
No, naturalmente è stata una delle prime cose che le ho confessato quando ci siamo messi assieme! (risate)

Sul braccio hai anche un teschio trafitto da una spada. Anche questo, a sua volta, molto traditional come stile…
Sì, quello è stato un modo per confessare a me stesso che dovevo andare avanti.

Mi spiego meglio: volevo distruggere il mio stesso di qualche anno fa e anche una amicizia importante nella speranza di progredire.

Le cose sono andate esattamente così tenendo fede al fatto che tutti i miei tattoo, alla fin fine, hanno sempre simboleggiato dei momenti importanti e decisivi della mia vita.

Tatuatori a cui devi molto? Ti va di citarmeli?
Tra quelli italiani direi Sara che lavora al “Hari Onago TattooClan” di La Spezia: è stata lei la prima a mettere la macchinetta ad aghi a contatto con la mia pelle. Poi Tony Polito; Luca Calvaresi di “Galt Tattoo” che si è occupato di gran parte dei pezzi che ho sulla gamba; George Bonner che tatua a Londra ecc.

Cosa ti tatuerai a breve?
Probabilmente continuerò con altri soggetti lungo la mia gamba e magari mi regalerò pure una bella pantera traditional. Grande, nera, avvolgente. Utile a coprire un po’ di paciughi che, nel corso degli anni, ho fatto sul mio braccio destro… (sorride)

Cover Album Samuel Heron - Triste
Cover Album Samuel Heron – Triste

Ultima domanda: visto che ti chiami Heron, un tatuaggio in onore del tuo idolo Gil Scott-Heron (storico poeta e jazzista di colore deceduto nel 2011) non hai mai pensato di concedertelo?
Ehm, già prendendo in prestito il suo cognome penso di essermi donato una libertà non indifferente! Meglio non esagerare, dai. (ride)

Di Gil Scott-Heron amo da impazzire il suo brano intitolato “Combinations”, ma a livello di inchiostro, penso che non me lo tatuerò mai.

Preferisco sentirmelo su vinile godendomi quello strepitoso LP in cui è contenuta tale canzone (“Real Eyes” del 1980, NDR).

Segui Samuel Heron su Instagram: @samuelheron
Leggi l’intervista a Mike Highsnob che ci parla, a sua volta, del suo amore per la tattoo art.

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