Stefano Galati e il suo “Rebel Graphic Constructivism”

Ciao Stefano, la prima imprescindibile domanda riguarda il tuo stile: mi spieghi come sei arrivato al “Rebel Graphic Constructivism”, a partire dal Trash Polka?
Il Trash Polka è stato senz’altro il mio punto di partenza, ma ho sentito fin da subito la necessità di rielaborarlo, per lasciare un segno riconoscibile e più personale. Nonostante questo, dal punto di vista grafico ho continuato a utilizzare il nero e il rosso, per ottenere un forte impatto che riporta immediatamente all’idea di quella cifra stilistica. Negli ultimi anni ho cercato di studiare uno stile che fosse – passami il termine – un po’ più “ordinato e pulito”, basato su una composizione che ricorda le grafiche del costruttivismo russo, dove i tagli fotografici vengono affiancati a elementi bidimensionali, figure geometriche e illustrazioni, ma sempre con un certo senso di dinamismo e movimento. Una sorta di mix tra arte astratta e figurativa, una manifesto ribelle, un micromondo dove tutte le sensazioni, i volti, i messaggi e gli stati d’animo hanno una certa forma, sono scrupolosamente collocati nello spazio e collegati fra loro.

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera
Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Quando hai scoperto che ti interessava il mondo della tattoo art, non quello classico del Traditional o del Giapponese, ma una disciplina più moderna, contaminata e al passo con le tensioni del terzo millennio?
Nasco come writer e poi ho fatto il grafico pubblicitario. Mi sono interessato al mondo del tatuaggio, oltre che da cliente, proprio per le nuove contaminazioni: ho capito che avrei avuto la possibilità di mettere nel tatuaggio il mio background artistico e culturale, e l’incontro con Carolina Caos Avalle, la mia compagna e collega, è stato fondamentale. Nei primi anni del mio percorso ho comunque approfondito vari stili ed eseguito qualsiasi tipologia di tatuaggio (cosa che ritengo necessaria per poi riuscire a dedicarsi a qualcosa di più personale).

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Voghera, la città del “Royale Ink Collective”, è una cittadina ricettiva nei confronti della tua arte oppure ti trovi meglio quando fai guest spot in Spagna, Inghilterra, Germania e Stati Uniti?
Voghera è stata un gran bel punto di partenza. Io e Carolina abbiamo cercato di distinguerci fin da subito con uno stile più personale e abbiamo avuto un’ottima risposta. Negli anni abbiamo viaggiato molto e ci siamo fatti conoscere anche al di fuori della nostra cittadina – grazie a questo ora lavoriamo sopratutto con clienti che vengono da tutta Italia e anche dall’estero.

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera
Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Quanto ti occorre, in media, per portare a termine un tatuaggio? Non mi sembrano soggetti facilissimi da realizzare…
Dedico molto tempo a ciascun lavoro, soprattutto in fase di progettazione. Oltre al progetto iniziale, preparo un accostamento di figure grafiche e astratte, e poi rielaboro il tutto direttamente sul cliente, in modo da seguire le forme del corpo – per rispettare i pesi e le simmetrie; infine, realizzo gli elementi in rosso a mano libera, per dare risalto ad alcune parti del soggetto o del corpo. Per la realizzazione vera e propria, in media, un mio tatuaggio richiede una giornata intera o più sedute.

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera
Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Hai dei maestri a cui ti ispiri oppure resti fedele alla filosofia del DIY?
Cerco assolutamente di essere fedele alla filosofia del DIY, ciononostante ci sono molti artisti che seguo e ammiro, ma non so dire con certezza se ne sono influenzato al punto da renderlo evidente in un mio lavoro… o viceversa! Sono autodidatta, non ho avuto un “maestro” ma se dovessi pensare a qualcuno che sicuramente ha inciso nel mio percorso direi senz’altro “Beppe Lazzari (Allegro Chirurgo) che oltre a stimare come persona e come artista ritengo sia stato forse il primo in Italia a distinguersi come “graphic tattooer”.

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera
Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Metti spesso una X all’interno delle tue opere: la possiamo prendere come una sorta di firma?
Assolutamente sì, penso che riportato su pelle sia un simbolo di forte impatto: diretto, implicito, elegante e punk!

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera
Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Hai una playlist in testa quando sei concentrato nella realizzazione di un tatuaggio? Pensi che la musica ti aiuti a esprimerti meglio?
La musica è sempre stata importantissima, una costante indispensabile nella mia vita. Suono da anni in vari gruppi HC punk, anche se quando lavoro mi piace ascoltare tutt’altro, soprattutto cose nuove, che non ascolto spesso… ma non ho una playlist in testa!

Quando disegno, invece, mi piace ascoltare cose in linea con il messaggio che vorrei esprimere attraverso il tatuaggio.

Molto spesso combacia con qualche mia esperienza o avvenimento passato. Il “nome” che do a ogni mio tatuaggio proviene quasi sempre da una canzone che ho ascoltato mentre lo disegnavo.

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera Stefano Galati, Royale Ink, Voghera Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Come hai passato il mese di agosto? Hai lavorato oppure ti sei concesso un po’ di vacanza?
Vacanza! Per ripartire alla grande a settembre. Sarò al “Royale ink Colective” e poi in giro fino a dicembre, tra convention italiane e viaggi a New York, Londra e Amsterdam.

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera Stefano Galati, Royale Ink, Voghera Stefano Galati, Royale Ink, Voghera Stefano Galati, Royale Ink, Voghera Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Stefano Galati, Royale Ink, Voghera

Seguite Stefano su Instagram: @stefanogalati_royaleink

The post Stefano Galati e il suo “Rebel Graphic Constructivism” appeared first on Tattoo Life.

About the author

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *