I tatuaggi di Young Kali: “piccole cose” di buon gusto

Il giovane artista di Roma, forte dei suoi nuovi singoli “Borderline” e “Piccole Cose”, si confessa sul suo rapporto con l’inchiostro e attende con ansia il 2020…

Young, il tuo interesse verso la tattoo art comincia – manco a farlo apposta – in giovane età, vero?
Sì, il mio primo tattoo me lo sono fatto a quattordici anni con il benestare di mia mamma, ma ho sempre avuto forti inclinazioni verso questo mondo fatto d’inchiostro e passione. Da ragazzino passavo le giornate a disegnare e poi, naturalmente, è subentrato l’hip hop con la musica, i suoi vestiti larghi, l’interesse verso i graffiti e la street art ecc.

Pensa che a un certo punto della mia vita ho pure pensato di diventare tatuatore!

Mi sono guardato intorno, ho chiesto informazioni su che studi bisognasse fare, ma poi ho lasciato perdere per dedicarmi completamente alla musica.

Young Kali
Young Kali

Quale fu il tuo primo tatuaggio?
In realtà furono due, fatti ad un anno di distanza l’uno dall’altro. Uno col tempo non mi ispirava più perciò l’ho coperto, mentre l’altro è sempre ben presente sia sul mio corpo che tra i miei affetti. Si tratta di un lettering con due lettere incrociate: la “S” e la “G”. Come i nomi di Sara e Giulia, le mie due sorelle maggiori alle quali sono legatissimo.

Young Kali
Young Kali

Come descriveresti la tua quantità d’inchiostro?
Beh, io sono un grande appassionato di temi dark e disegni Black ‘n’ Grey come puoi notare lungo la mia manica destra…

Più il Traditional.
Sì, lo stile Traditional ce l’ho sul petto: due aquile che, volando, circondano una bomba a mano. Quel tattoo l’ho fatto a sedici anni quando frequentavo i rave ed ero un grande patito di musica techno-hardcore. La bomba – sia ben chiaro – non c’entra niente con l’esplosione del cuore a livello sentimentale, ma si riferisce alle palpitazioni che la frenesia della musica techno è in grado di darti.

Young Kali
Young Kali

Parliamo della tua manica destra visto che prima me l’hai citata…
Quell’opera, che io considero un vero capolavoro, è un Giapponese virato su una sorta di New School. Il punto di partenza è stato quello di riprodurre sulla mia pelle un quadro, non tramite canoni realistici, ma illustrativi. In pratica c’è una figura femminile nipponica che sovrasta gli occhi feroci di un drago. Il messaggio implicito è trovare sempre la luce alla fine del tunnel esattamente come dice l’ideogramma giapponese disegnato sul volto della ragazza.

Young Kali
Young Kali

La descriveresti una manica più artistica, filosofica o autobiografica?
Direi un mix di tutte queste tre cose: c’è sicuramente l’estetica, ma anche il messaggio profondo e un po’ di elementi biografici della mia vita. Sai, trovo questa interpretazione sia superficiale che affascinante. E uso la parola “superficiale” perché probabilmente non capirai mai veramente a fondo una persona basandoti solo sull’inchiostro che sfoggia, però qualche verità qua e là ci sta senz’altro… (sorride)

Sempre sul braccio destro hai un lettering dedicato a Roma, la tua città.
Un errore di gioventù. La foto che hai visto è datata, l’ho fatto coprire nel frattempo.

Young Kali
Young Kali

Addirittura un errore?
Sì. Non mi fraintendere, ma è come se uno a quindici anni si tatuasse una rosa e dieci anni dopo si chiedesse: “Ma che ci faccio con una rosa tatuata sul braccio?”. Tra l’altro, pur essendo nato e cresciuto qui, vorrei presto trasferirmi a Milano per una serie di opportunità lavorative. Roma, con tutto il rispetto per la Capitale, non ti dà granché a livello di carriera se ti muovi nei circuiti dell’hip hop, figuriamoci del new soul. Milano offre molto di più visto che la scena, le case discografiche e i management stanno tutti in quella metropoli.

Young Kali
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Mi citi qualche altro tuo tatuaggio di cui finora non abbiamo parlato?
Beh, sulla gamba ho un bel ritratto di Kurt Cobain di cui sono davvero orgoglioso.

Anche Ultimo, un altro ragazzo romano, ne ha uno. Sul braccio destro, per la cronaca. Me ne aveva parlato in una vecchia intervista…
Non mi sorprende che anche lui ce l’abbia visto che Ultimo www.tattoolife.com/ultimo-le-mie-certezze-tatuate/ non è uno sprovveduto: quel ragazzo se ne intende sia di musica che di tattoo art.

Young Kali
Young Kali

Perché Cobain?
Perché era profondamente emotivo e passionale nella sua musica, caratteristiche che me lo fanno sentire molto “mio”. Il culto me l’hanno trasferito le mie due sorelle più grandi dato che, quando sono nato (Young Kali è del 1995. NDR), lui non c’era già più. Se oggi amo Nirvana, Aerosmith e tutto il buon rock dei decenni passati, beh, lo devo esclusivamente a Sara e Giulia.

Young Kali
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A livello di tatuaggi, invece, a chi devi dire grazie?
A due tatuatori in particolare: Simone SNT che è un artista on the road e a Marco Pisanelli, il tattoo artist a cui mi rivolgo più di frequente visto che il primo sta sempre in viaggio! (ride). Marco, che nella vita è anche il batterista dei Tiromancino, fa base al “The Grim Reaper Tattoo” di Luca Mamone, sempre qui a Roma. E devo dire che la mia sintonia con lui è pressoché totale.

Young Kali
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Senti, citando il tuo ultimo singolo su Spotify (“Piccole Cose”), i tattoo sono a loro volta piccoli o enormi?
I tatuaggi sono sicuramente enormi! Piccole cose d’inchiostro che, quando li porti impressi su di te, diventano subito grandi, grandissime. Enormi, appunto.

Ultima domanda: quando arriva il tuo nuovo album, Young? Quello da cui farai ripartire la tua vicenda musicale…
Non ne ho idea. Però segnati che io non faccio più trap, ma new soul elettronico. Del “vecchio” Young Kali non c’è più traccia sulle piattaforme digitali. Il 2020 sarà un anno molto importante per me; direi quasi decisivo e con diversi progetti all’orizzonte. O, perlomeno, la mia speranza è questa.

Young Kali

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