Misha Sukyas: tatuaggi in trattoria

Lo chef/conduttore della quarta stagione di “Camionisti in Trattoria” si confida sul suo rapporto viscerale con l’inchiostro: “Hanky Panky mi ha illuminato…”

Ben trovato, Misha. Ho scoperto che, da teenager, sognavi un futuro da pirata. Da leader di una cucina dove avrebbe lavorato al tuo servizio una vasta ciurma di (cito testuale) “sguatteri tatuati”. Immagino che l’amore per i tattoo sia nato proprio in quel determinato periodo…
Più o meno sì visto che il mio primo tatuaggio in assoluto arrivò quando avevo appena quattordici anni. A quel tempo volevo solo mettere dell’inchiostro sotto pelle e di certo non mi immaginavo un futuro da “chef blasonato”, anche se il titolo non mi piace. Diciamo che la moda di tutti questi cuochi mediatici – famosi, truci e tatuati – sarebbe scoppiata dopo, molto dopo… (ridacchia)

Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas
Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas

Avevi la delega dei tuoi genitori quel fatidico giorno?
Delega? Non scherziamo, dai! Ero diventato la mascotte di questo tatuatore milanese – Dadi Carulli – molto stimato da tutti quelli che in quei primi anni ’90 masticavano già un po’ di tattoo art.

Carulli fece quel che doveva fare e il suo compenso, in quel caso, si limitò ad una bottiglia di vodka offerta dal sottoscritto.

Cosa ti tatuò Dadi?
Lasciamo perdere… (sorride) Io sono del 1980 e a quei tempi fece molto scalpore un film di fantascienza intitolato “Waterworld”. Quello con Kevin Costner ambientato in mezzo agli oceani, ricordi?

Certo, il famoso flop hollywoodiano che, alla fine, tanto flop non fu visto che lo videro in tantissimi..
Beh, in quella pellicola la piccola protagonista Enola (interpretata da Tina Majorino che poi avremmo rivisto, da adulta, in “Grey’s Anatomy”. NDR) sfoggiava un tatuaggio orientale che io mi feci riprodurre paro paro da Dadi… con tanto di ideogrammi completamente inventati! (ride) Ora non ce l’ho più visto che me lo sono fatto ricoprire dal soggetto di una madonna armata con tanto di angeli che le posano una corona in testa.

Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas
Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas

Per gran parte della tua vita hai cucinato e girato il mondo. La lista dei luoghi esotici in cui sei stato è cospicua e ben dettagliata in ogni tua biografia. Forse è stato proprio questo tuo intenso nomadismo a farti accumulare conoscenza e consapevolezza nei confronti di ciò che ti andavi man mano a tatuare…
Affermativo. A 14 anni ogni tatuaggio ti sembra cool, ma la consapevolezza – come dici bene tu – arriva inevitabilmente dopo. Sempre dopo. Perdonami la frase fatta, ma i viaggi aprono davvero la mente.

Ed io, a furia di collezionare timbri sul passaporto, ho capito che sarei diventato un “collage” umano fatto di tanti stili d’inchiostro diversi.

Tant’è che al momento ho tante di quelle influenze su pelle che rischio quasi di dimenticarmene qualcuna…

Dai, partiamo con lo screening cutaneo.
Ho stili russi, balinesi (soprattutto sulle gambe), lo stomaco è decisamente Old School/Traditional; il petto è diviso tra influenze giapponesi e chicane; sulla schiena ho un Botero fatto sempre con tecnica russa; il braccio sinistro è chiaramente Giapponese, ma ci trovi anche dei soggetti messicani ecc.

Mettiamola così: se fossi una ricetta sarei composto da tanti ingredienti eterogenei che però, a conti fatti, stanno bene assieme.

C’è stato un tatuaggio, uno solo, che ti ha fatto capire che da lì non saresti più tornato indietro? Che l’epoca degli esperimenti ingenui alla “Waterworld” era finita per sempre?
Più che un singolo tattoo è stato vedere all’opera due tatuatori che io considero il non plus ultra di quest’arte: uno ovviamente è Henk Schiffmacher, il celeberrimmo Hanky Panky di Amsterdam, mentre l’altro è l’italiano Marco Ruffa del “Colors Tattoo” di Milano. Anzi, già che ci sei segnati questa cosa importante…

Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas
Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas

Sono tutt’orecchi.
Marco Ruffa è un tatuatore che mi ha già marchiato in passato e dal quale ogni volta mi farei tatuare ad occhi chiusi. Tanta roba, assolutamente mostruoso nella sua tecnica a mano libera: un altro che “danza” con la sua macchinetta ad aghi.

Proprio come Hanky Panky…
Esatto! Una volta ero nel suo shop, al 141 di Oudezijds Voorburgwal, e organizzammo una sorta di party esclusivo ad inviti. Io cucinavo e lui, nel frattempo, tatuava a mano libera. Ricordo che fece, su di me e e altri otto ospiti, nove lucchetti con tanto di chiave. Semplicemente incredibile! Aveva questa macchinetta di ferro, pesantissima, che però lui usava con la leggiadria di una matita tracciando righe dal basso verso l’alto; e non viceversa come fa la stragrande maggioranza dei tatuatori…. A fine serata avevo ben chiaro in testa il concetto di maestria applicata alla tattoo art. E direi che ne ho fatto tesoro.

Tra i tuoi soggetti, tra l’altro, compare uno strano ibrido tra ironia e morte. Serio e faceto. Penso a quel teschio con tanto di toque blanche (il tipico cappello da chef) che hai sul braccio destro. O a quel maiale e pollo che fuggono impauriti da una accetta rotante…
Beh, quei tattoo simboleggiano una sola cosa: che resterò dietro ai fornelli fino al mio ultimo giorno di vita! (ride) O che morirò mangiando, vai a sapere… Battute a parte, il tema della morte resta di fondamentale importanza per me. Sul corpo ho diverse date relative al giorno che persone care mi hanno lasciato. Tra tutte verrei citare quella di Monica, che lavorava al “T-Shock Tattoo & Piercing” di Milano, mentre le altre vorrei tenermele per me…

Senti, per alleggerire l’atmosfera, citazioni del buon J.J. Cale ne hai su di te? So che lui, nonostante sia tristemente scomparso sette anni fa, resta il tuo bluesman di riferimento…
Sì, la musica di J.J. è sempre un buon toccasana per cucinare o alzarsi la mattina; eppure – spiacente! – citazioni di suoi brani non ne ho. Il che, effettivamente, è strano. Presente la grandezza di una canzone come “After Midnight”? Ecco, quella per me è vera musica… So che la sua compagna l’anno scorso ha pubblicato un suo album postumo (lo strepitoso “Stay Around”. NDR) mentre io, nel mio piccolo, mi sono limitato a fare uscire il mio primo libro “Sano come un pesce, godo come un riccio: 150 ricette salutari e goderecce”.
Se ne scriverò un altro? Beh, ricette da parte ne ho sempre e di tutti i tipi, quindi perché no?

Ne hai anche una che magari potresti chiamare “Tattoo”?
Beh, forse prima dovrei inventarmi un inchiostro commestibile. E non è detto che un giorno o l’altro non lo faccia sul serio! (ride)

Una volta ho letto che per arrivare ad una ricetta nuova potresti metterci tre minuti come tre mesi o addirittura tre anni. Nella scelta dei tatuaggi, invece, mi sembri uno molto più istintivo…
Sì, lì ragiono più “di pancia” anche se non sempre va così. Tant’è che è da un po’ che medito di tatuarmi il collo, ma non sono ancora arrivato ad una degna conclusione. Vorrei tatuarmi gli Opposti Concordi, hai presente? Un diavoletto che mi sussurra una frase sotto ad un orecchio e un angioletto che mi dice l’esatto contrario sotto l’altro. Un giorno stai sicuro che lo farò.

Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas
Nove, Camionisti in Trattoria, Misha Sukyas

Ti ha colpito qualche tatuaggio in particolare tra i tanti, genuini trucker che ti hanno fatto compagnia in questa quarta stagione di “Camionisti in Trattoria”?
Hai voglia! Ce n’era uno che aveva questo lettering troppo trash – “Made in Valtellina” – e ovviamente abbiamo legato subito!

Avverto dal tuo entusiasmo che ti sei divertito parecchio…
Già. Io sono fatto per vivere on the road e “Camionisti in Trattoria” mi ha semplicemente riconsegnato alla mia dimensione naturale.

Alla fine delle riprese, appena prima di Natale, abbiamo fatto questo party improvvisato in un autogrill dal quale sospetto ci abbiano bandito per sempre!

In pratica abbiamo trovato, nel cesto dei giochi, questi piccoli dinosauri meccanici con un pulsante che ti permette di fargli ripetere tutte le frasi che desideri. E noi gliene abbiamo dette di irripetibili…

Ultima domanda, culinaria, in questo caso. Il posto dove hai mangiato meglio?
Senza nulla togliere a tutte le trattorie visitate, direi la stessa Valtellina o certe zone del Friuli. Oh, da quelle parti col cibo abbondante e gustoso ti ammazzano sul serio! Roba da farti saltare la cintura. Non quella di sicurezza. Quella dei pantaloni! (risate)

La quarta stagione di “Camionisti in Trattoria”, condotta quest’anno da Misha Sukyas, è partita lo scorso 2 febbraio con l’episodio “Puglia Nord” e va in onda ogni domenica alle 21:25 sul Nove (canale 9 DTT) o in streaming sul sito Dplay. Allo stesso Sukyas il compito di premiare la trattoria migliore (tra le tre predilette dai vari camionisti) al termine di ogni singola puntata. Buon appetito!

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